Autarchia energetica su 33 metri quadrati

Su un prato del comune zurighese di Au sorge «Tiny Villa», chiamata affettuosamente «Tilla» dai suoi proprietari. Dall’esterno è difficile immaginarsi che ci possa vivere stabilmente una giovane famiglia con due bambini e un cane. Ma appena si entra in soggiorno tutto diventa chiaro: nella casetta c’è posto per tutte le necessità e, incredibile ma vero, sembra anche spaziosa – e soprattutto confortevole. Chiamate anche «Tiny Houses », queste micro case sono di tendenza, ma per la nostra coppia non si tratta di una tendenza: «L’idea al centro del nostro progetto non ha nulla a che fare con la grandezza della casa. Tilla è semplicemente una delle forme immaginabili di coabitazione sostenibile».

Una casa mobile

Ma com’è nato tutto? René Reist racconta: «All’inizio l’obiettivo era di trovare una forma abitativa che potevamo permetterci e che soddisfacesse le nostre aspettative. Doveva essere vicina alla natura e rispettosa delle risorse. In questo campo volevamo fare il più possibile noi stessi». Un’altra esigenza dei due era che la futura casa di proprietà fosse mobile – in modo che ogni paio d’anni, senza grandi sforzi, fosse possibile cambiare luogo e quindi utilizzare temporaneamente del terreno senza edificarlo. La soluzione è stata un rimorchio che serve da fondamenta della Tiny House vera e propria. Ciò, oltre alla mobilità, ha un altro vantaggio: tutte le componenti sono standardizzate, per cui è facile ricevere i pezzi di ricambio e i piccoli lavori di manutenzione si possono fare in proprio.

Energia solare sul tetto

Tutta la corrente elettrica di cui la giovane famiglia ha bisogno proviene dall’impianto fotovoltaico da 3 kWp situato sul tetto. I dieci pannelli solari orientati verso sud forniscono in ogni stagione abbastanza energia per il frigorifero, la tecnologia abitativa e i dispostivi elettronici. «La corrente basta addirittura se d’inverno è nuvoloso per dieci giorni di seguito». L’elettricità in eccesso viene immagazzinata in un serbatoio d’acqua calda, cosicché durante le giornate fredde ma soleggiate ci si può riscaldare con energia solare.

  • «Tiny» significa minuscolo – eppure in questa casetta intelligente c’è spazio per tutto.
    «Tiny» significa minuscolo – eppure in questa casetta intelligente c’è spazio per tutto.

Tutto a colpo d’occhio

Tramite l’app sul telefonino, René Reist può gettare in qualsiasi momento uno sguardo allo stato dell’accumulatore, al rendimento solare e al consumo generale di elettricità. In tutto ciò vede un grosso potenziale: «La nostra società funziona in modo che l’elettricità sia disponibile sempre e ovunque. Quasi nessuno sa davvero quanta corrente consuma nella vita quotidiana». Da quando può verificarlo in ogni momento, René Reist è molto più consapevole di ciò che comporta: «Oggi so esattamente la quantità di corrente necessaria per ogni dispositivo. E un sistema del genere si può integrare senza problemi in una moderna unità di controllo domestica».

Accogliente tepore anche d’inverno

Durante i mesi più freddi, il riscaldamento a energia solare viene supportato da una termostufa a legna. Al suo interno, l’acqua viene riscaldata e poi pompata nei radiatori o immagazzinata nel serbatoio dell’acqua calda. Diversamente che con le comuni stufe a legna, la temperatura ambientale resta stabile per lungo tempo. Secondo René Reist, il consumo di legna si attesta a circa 2 steri per inverno, equivalenti a circa 840 kg. Ovviamente la legna proviene da coltivazioni sostenibili della regione. E una volta riscaldata, sulla stufa si può anche cucinare. C’è però anche un fornello a gas, un compromesso di cui René Reist non è completamente soddisfatto: «Con la piastra elettrica si consuma troppa corrente. Tuttavia, non volevamo cucinare soltanto sul fuoco, ecco perché il fornello a gas.» Ma anche a questo si sta pensando a una soluzione: in futuro dovrebbe essere possibile produrre metano dagli scarti vegetali tramite un proprio reattore di biogas, da usare per cucinare.

Il problema delle acque di scarico

Un’altra particolarità della Tiny Villa è l’approccio con le acque di scarico, che sono anch’esse riciclate sul posto tramite un impianto di depurazione. Nella speciale toilette a secco, le feci e l’urina vengono separate: le prime vengono compostate e trasformate in humus, mentre l’urina assieme alle acque grigie viene incanalata in un filtro per acque reflue interrato. Tilla dispone comunque di un allacciamento fognario, seppur non del tutto volontario. Infatti, sebbene in definitiva si tratti di un oggetto mobile, esso ricade sotto la legge sugli immobili. Di conseguenza, si è dovuto realizzare un allacciamento al sistema fognario del costo di circa 20 000 franchi. Quindi, l’intera separazione delle acque di scarico rappresenta puramente uno sforzo supplementare. Da ciò si evince ancor più chiaramente che per René Reist si tratta di qualcosa di più della sua vita quotidiana. Lui lo vede come un progetto di ricerca: «Naturalmente spero che le conoscenze tratte da un esperimento del genere possano preparare la strada a delle modifiche a livello legislativo».

Una visione chiara

Ma in Svizzera c’è ancora molto da fare prima che forme di micro abitazione come Tilla siano riconosciute politicamente. Un obiettivo importante la famiglia l’ha già raggiunto: il loro progetto dimostra che già oggi è possibile soddisfare gli obiettivi energetici 2050 decisi dalla Confederazione. E senza sacrificare troppo il comfort. «Molti pensano che sia una questione di progresso tecnologico. Ma la tecnologia necessaria è disponibile già da tempo. E i risultati che otteniamo noi in questo piccolo spazio sono trasferibili senza problemi anche in case di ampie dimensioni».

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11. giugno 2020
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