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Santina Müller è capo progetto in automazione degli edifici presso la De Boni Elektro AG e si occupa di far comunicare tra loro riscaldamento, sistema di ombreggiamento, illuminazione e impianto fotovoltaico. È convinta che la chiave del successo stia nell’ascolto e nella comprensione.
Fin da subito era chiaro che volevo fare qualcosa di tecnico. Quattro delle mie cugine hanno svolto un apprendistato in un settore tecnico. Nella mia famiglia, quindi, non è mai sorta la domanda se un mestiere fosse più per uomini o per donne. Quando ho deciso di diventare elettricista, mio nonno, con un occhiolino, mi ha detto: «Perché non muratrice? Abbiamo già un’elettricista». Non ha mai messo in discussione il mestiere. Così, nel 2017, ho completato la formazione come installatrice elettricista AFC con maturità professionale. Già durante l’apprendistato, nei cantieri, mi sono trovata a confrontarmi con sistemi di controllo e automazioni. All’epoca, la programmazione rimaneva compito degli altri, mentre a me era permesso «solo» collegare gli apparecchi. Le funzioni interessanti che potevo solo osservare mi affascinavano. E così sono entrata nel mondo dell’automazione degli edifici.
Quando mi chiedono che lavoro faccio, rispondo che collego i vari sistemi dell’edificio, in modo che possano comunicare tra loro. Così, per esempio, è possibile usare il sistema di ombreggiamento per integrare il riscaldamento, perché quando c’è il sole le tapparelle non si abbassano. Oppure, si può ricaricare l’auto elettrica quando è disponibile l’energia solare. Se la mia professione non avesse ancora un nome, la chiamerei «direttrice d’orchestra degli edifici». Una buona automazione degli edifici riunisce voci diverse in un insieme armonioso.
Oggi il mercato è pieno di dispositivi di consumo che chiunque può acquistare, collegare e configurare facilmente tramite il telefono. Noi, invece, forniamo soluzioni professionali di lunga durata che rimarranno compatibili anche tra dieci anni. Il modo migliore per dimostrarlo ai clienti è attraverso l’applicazione pratica e le emozioni che ne derivano. Per esempio: chi al mattino, ancora mezzo addormentato, deve premere sei pulsanti per iniziare la giornata, sarà felice quando improvvisamente gli basterà premere un solo tasto. È con le emozioni che si conquistano le persone.
La sfida nell’automazione degli edifici consiste nel far sì che i numerosi e complessi sistemi comunichino tra loro. Dall’esterno, però, non sembra sempre così. La vera sfida sta nel mantenere una visione d’insieme delle interfacce e nel sapere chi comunica con chi e in che modo. Ascoltare attivamente è di grande aiuto. La chiave è capire cosa intendono i clienti con ciò che dicono e poi comunicare a nostra volta in un linguaggio comprensibile. Spesso, infatti, ci esprimiamo utilizzando un gergo tecnico. Se un committente non capisce cosa stiamo realizzando, la soluzione non è la sua. A mio avviso, spiegare e coinvolgere il cliente è parte integrante della gestione del progetto.
Se domani mi svegliassi come consigliera federale, in materia di politica energetica farei subito una cosa: rendere obbligatorio il fotovoltaico su ogni tetto non appena una casa viene costruita o ristrutturata. Ciò che mi affascina del fotovoltaico è che ognuno possa produrre autonomamente la propria energia elettrica. Gli impianti restano lì tutto il giorno e producono elettricità senza muoversi e senza fare rumore. Si tratta di una tecnologia affascinante e di un importante settore di attività per l’industria.
C’è stato un progetto che mi ha fatto crescere particolarmente. Ho avuto l’opportunità di automatizzare una grande casa anziani in cui convergevano esigenze molto diverse: le funzioni legate alla struttura, come l’ombreggiatura automatica; le esigenze del personale addetto alle pulizie e all’assistenza; e, non da ultimo, la necessità che anche i residenti potessero utilizzare i tasti. Gestire tutte queste diverse prospettive è stato per me un importante stimolo di crescita professionale. Lavorare a un progetto così importante dal punto di vista sociale è per me fonte di grande orgoglio.
Finora non ho mai avuto l’impressione che il fatto di essere donna comportasse particolari difficoltà nel settore dell’automazione degli edifici. Non è mai stato un problema né durante il mio apprendistato né nel mio lavoro attuale. Ormai non ci faccio più caso quando partecipo a un corso di formazione come unica donna tra sedici uomini. Di tanto in tanto c’è quello sguardo fugace. Ma non appena si inizia a parlare, passa. Nel nostro lavoro, ciò che conta è ascoltare, capire e comunicare.
Chi è in grado di farlo va avanti.
Per me, sssere a casa nel settore significa impiegare le mie competenze quotidianamente e poter soddisfare la mia curiosità tecnica. Ciò che trovo affascinante della mia professione è la sua estrema versatilità e il legame tra il pensiero logico e le sfide comunicative. Il settore elettrico è ampio e offre molte opportunità di crescita professionale. Tra dieci anni il mio lavoro potrebbe essere completamente diverso, ma continuerò comunque a operare nel settore elettrico.
Le interfacce diventano sempre di più e a dimostrarlo sono gli sviluppi nell’automazione degli edifici, nel fotovoltaico, nella gestione energetica e in altri settori. Allo stesso tempo, crescono le esigenze di comunicazione con i committenti, le altre imprese e i clienti. Ognuno ha un livello di conoscenza diverso. Per il settore, auspico quindi una formazione di base che sia all’altezza di questa velocità. È fantastico quando le aziende danno ai propri collaboratori lo spazio per sperimentare e crescere professionalmente, perché a gestire un edificio si impara soprattutto sul campo.